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Comunicazione dentro un blog post. Come rivolgersi al pubblico?

02|mar|2016
 
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In questo post, dovrei rivolgermi a te in quanto lettore che leggi dal tuo smartphone / computer, oppure a voi in quanto lettori, amici, fan, follower?

Dubbio amletico per chi inizia a scrivere un blog e vuole promuoversi in rete (o almeno per me); stupidaggine per chi non si è mai posto la domanda. Non voglio insegnare niente a nessuno (ho dovuto e voluto studiare i social media, e la comunicazione sui social media, al fine di realizzare il mio progetto), quindi, in questo post riporto solo dei vaneggiamenti personali più o meno seri (altri punti di vista sono graditi).

Per me, essere letto anche da una sola persona, è qualcosa di infinitamente emozionante. Non si tratta della quantità (va bene, se mi leggono più di due persone è ancora meglio ;) ma della qualità: un essere umano che smette di fare ciò che la società moderna gli impone di fare e decide di leggerti: straordinario. Se tornassimo tutti esseri umani...

Tra un post sul blog e un post sul social, però, c'è molta differenza.

Post sui social

Mi sto abituando a vedere i social (es. Facebook, Twitter, Instagram) come delle grandi arene, dei grandi mercati, non luoghi nei quali è facile si crei l'effetto 'tifo da stadio', can can mediatico così potente da sconfinare in altri media. Strabilianti, ma vanno maneggiati con attenzione, i social. Ed è forse anche per questo che sui social viene 'naturale' parlare a una moltitudine di persone (proprio perché si cerca di attirare l'attenzione della comunità nel suo insieme: si parla agli amici, ai fan, ai follower). Io (singolo) comunico con i miei amici (moltitudine). Discorso diverso per le pagine fan di Facebook, e in generale per le aziende e i brand che si promuovono sui social. Per avvicinarsi agli utenti, le aziende (che non lasciano la comunicazione al caso) si rivolgono non solo alla moltitudine, ma anche al singolo utente che leggerà il post, e che proabilmente sarà chiamato a compiere un'azione (a maggior ragione se il contenuto ha un carattere promozionale, offerta, lettura di una notizia, ecc.). Il brand dovrebbe così entrare più in sintonia sia con la community, sia con l'utente motivato a compiere l'azione richiesta; i post dovrebbero risultare così più efficaci, nonché 'naturali'. Ma se la pagina fan rappresenta un personaggio pubblico e non un brand, marchio, prodotto commerciale? Si torna a essere una persona, cioè un personaggio pubblico (singolo), che comunica con i fan (moltitudine). Like e risposte ai commenti rappresentano un riconoscimento e aumentano la visibilità del post nelle diverse home page (News Feed) degli utenti Facebook.

Altro aspetto che ho notato: in generale non riesco a leggere lunghi post sui social, a meno che non siano scritti bene, con arguzia e gradevolezza (e magari un po' di ironia). Se hanno queste caratteristiche li leggo dall'inizio alla fine (Andrea Scanzi - qui la sua pagina Facebook - è un maestro in questo - ultimamente sta seguendo le orme del mitico Gianni Morandi - qui la sua pagina Facebook - riguardo un'intelligente gestione dei commenti).


Piccola parentesi... Forse ho sbagliato a usare il termine 'naturale' nei giorni della discussione sulla "famiglia naturale". Meglio usare il termine 'istintivo', poiché mi riferivo solo a come un utente scrive un post su Facebook e a nient'altro.


Blog Post

Qui si crea la differenza, e mi ricollego all'apertura del post. Ogni lettore che entra in questa pagina, che ci sia arrivato dai social o da altri siti, ha compiuto un'azione ben più preziosa dello scorrere la time line di un social media: si è un attimo interessato a ciò che io ho da dire. E da un primo sguardo alla pagina può capire in pochi secondi se ha trovato ciò che cercava, se ha trovato l'informazione che tanto gli serviva, l'approfondimento che vorrebbe ogni giorno, il parere di una fonte libera da condizionamenti e interessi. Il visitatore entra nel post con un'idea ben precisa: se l'idea è confermata, scansionerà (con gli occhi) la pagina, se gli interessa davvero leggerà tutto il post, e forse, magari non subito, interagirà. Già dalla prima lettura si farà un'impressione positiva o negativa.

Dopo aver dato quello che il lettore cerca, possiamo anche instaurare una relazione di fiducia (spetta al blogger professionista capitalizzare questa magia). Questo per me è il valore aggiunto di un blog: l'emozione che può regalare a chi lo scrive, l'utilità che può regalare a chi lo legge. Un incontro magico, che dura pochi minuti, nulla di più; ma per chi non ha santi in paradiso vuol dire avere la possibilità che gli manca. Possibilità per fare cosa? Possibilità che un domani, avendo seminato bene, si materializzi un'occasione, una collaborazione, una consulenza, nuove amicizie e contatti professionali, ecc. Che peccato non capirlo.

E alla fine di tutta questa bella riflessione? Il blog è lo strumento più adatto per cercare un legame molto stretto (oserei dire intimo) con chi ci segue assiduamente, e per tentare di colpire positivamente chi ci legge per la prima volta. Sui social possiamo poi coltivare questo legame, commentare, ridere e scherzare. Certo, senza social un blog fa poca strada, non può crescere più di tanto, non avrà le stesse interazioni. Ma non è questo il punto.

Chi clicca un tuo contenuto cerca un'informazione utile, un piccolo angolo di serenità, uno strumento per crescere... Dovrebbe trovarsi più a suo agio se scegli di comunicare con lui, come singolo lettore del tuo post, piuttosto che con tutti i visitatori.

Come non scrivere, allora, per ogni singolo visitatore, rivolgendosi al singolare, piuttosto che al plurale?


Infine... Dovremmo cercare di evitare i toni eccessivamente dotti, saccenti o distaccati (che non portano da nessuna parte), per favorire l'incontro con i nostri lettori. Se avessi voluto, mettendomi nei panni di un blogger professionista (che infatti non sono), avrei potuto scrivere: "Cercate di evitare i toni saccenti (che non portano da nessuna parte), per favorire l'incontro con i vostri lettori.". Da lettore, non mi piace questo tono. Rivolgendoci al singolare potremmo arrivare con un tono meno freddo: "Cerca di evitare i toni saccenti, (che non portano da nessuna parte) per favorire l'incontro con i tuoi lettori.".

Ma il massimo - e non sempre riesce - lo si raggiunge quando si gioca anche con l'essere parte di qualcosa. In questo caso la comunicazione diventa più calda: "Dovremmo cercare di evitare i toni saccenti (che non portano da nessuna parte), per favorire l'incontro con i nostri lettori.". Questo insegnamento credo mi sia rimasto da un intervento di Luisa Carrada (Il mestiere di scrivere), a C Come 2014.

Con le parole possiamo anche giocarci (se il fine è nobile) e la mia è solo una riflessione (quindi è da prendere come tale: parole in libertà).

Di una cosa, però, possiamo essere sicuri... Coccolare i tuoi/nostri lettori (presupponendo di avere già competenze, piano editoriale, ecc.) può trasformare il tuo blog, accessoriato con i social, in una potente macchina attira lavoro.

Ogni lettore è prezioso per il tuo/nostro blog.

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  1. In effetti intravedo delle potenzialità.
  2. Dipende da quanti utenti si registreranno, meglio aspettare...
  3. Penso proprio di sì! Potrei lanciare approfondimenti e sondaggi su Twitter con #BlogInRete.
  4. Magari, con una spintarella... In Italia un posto da schiavo (precario) non si nega a nessuno.
  5. Preferisco usare altri strumenti.

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