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Intervista allo scrittore Pino Aprile, cosa succede al Mezzogiorno?

07|apr|2016
 
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Il post che segue è un’intervista fatta quasi un paio di anni fa a Pino Aprile (autore del libro ‘Terroni’). Volevo conoscere, e far conoscere nel mio piccolo, cosa succede al Sud in questo periodo storico. Interpretare questo risveglio di coscienze. Capire in che modo e perché si verifica, sempre più spesso, l'organizzazione/mobilitazione di moltissime persone oneste che si sostituiscono allo Stato, quando quest’ultimo è assente (quasi sempre) o addirittura nemico (spesso, almeno come percezione). Fortuna vuole che uno dei principali artefici di questo risveglio sia anche una persona molto disponibile. Così sono riuscito a intervistarlo.

Ho riadattato un po’ l’introduzione al post e tolto qualcosa dalle domande, il resto è tale e quale al vecchio post (comunque ancora attuale). Spero di aver dato un piccolo contributo alla comprensione della ‘Questione meridionale’, nata non a causa, ma per volere dell’Italia unita.


“Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono.”

Malcolm X


“Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d'infamare col marchio di briganti.”

Antonio Gramsci


Parlare del Sud Italia e intervistare Pino Aprile è un’occasione che non capita tutti i giorni. Così come non capita tutti i giorni l’occasione di poter concentrare anni di studi in poche righe, al fine di introdurre l’intervista sull’unificazione e la situazione attuale del Sud Italia. Iniziamo subito allora (ti avverto: il post è lunghetto, ma se hai a cuore il Mezzogiorno e la verità storica sul risorgimento, lo divorerai).


L’aiuto ‘scellerato’ dell’Inghilterra al Regno di Sardegna (in ‘violazione di tutte le leggi internazionali’ dell’epoca), determinò la nascita del Regno d'Italia (o meglio, del Regno di Sardegna che si allargò invadendo altri regni italiani) nel modo peggiore possibile.


A uccidere le speranze degli idealisti risorgimentali fu poi la storia accuratamente falsificata dalle nuove elité italiane, e l’imposizione di regole non adatte ad amministrare territori molto diversi e lontani tra loro. Dopo l’unità, al Sud molte cose peggiorarono, e in Gran Bretagna (prima potenza mondiale e imperialista dell’epoca), questo stato di cose fu chiaramente espresso nel 1863 da un leader del Partito Conservatore (allora all’opposizione), durante un acceso dibattito del parlamento inglese (consiglio di tradurre in italiano l’intervento di Mr. Cavendish Bentink).


Anche dando un’occhiata ai documenti politici di Francesco Crispi è facile capire cosa stava succedendo in quegli anni lontani, e perché dopo quel periodo storico le cose sono andate in un certo modo. Oggi sappiamo quale parte d’Italia pagò (e continua a pagare) l’unificazione, più delle altre regioni. Prima con il sangue e con l’oro, dopo con l’essere escluso da ogni piano di sviluppo nazionale (se non ai fini del Nord Italia, ferrovie incluse).


Il Mezzogiorno venne ridotto in pochi decenni a colonia interna di un paese ombra di se stesso. Non lo dico mica io… Un tale che si chiamava Dostoevskij (e qualcosa vorrà dire se anche lui se ne interessava dalla lontana Russia), descrisse così l’Italia nel 1877:


“un piccolo regno unito di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore universale, cedendola al più logoro principio borghese - la trentesima ripetizione di questo principio dal tempo della prima rivoluzione francese - un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale d’una volta) e per di più pieno di debiti non pagati...”.


Cos'è cambiato oggi? Ah già… Oggi siamo una Repubblica… (lascio a te immaginare la parola seguente). Monicelli disse che nel 1861 non si fecero gli italiani e non si fece neanche l’Italia. Un’amara verità. La migliore risposta a chi chiede se vale la pena parlare ancora di queste cose. Eccome ne dovremmo parlare! Se l’Italia è diventata quello che è oggi, lo dobbiamo a quel periodo e ai decenni successivi, poiché un popolo intero non ha avuto la possibilità di conoscere le proprie origini, cioè come si è arrivati - veramente - allo stare insieme, così come spesso non ha avuto la capacità di scegliere la propria classe dirigente (non essendo nelle condizioni di capire), classe dirigente che nel proprio sentire comune - a parte pochi illuminati - riteneva e ritiene naturale agire in quel modo: "Prima il Nord!" è un pensiero (inconscio o truffaldino), della classe politica in generale. Tant’è che quel modo di pensare si riflette ancora nell’Italia di oggi, a partire appunto dalle politiche nazionali, dalle infrastrutture, dai media, dall’immagine che diamo all’estero, ecc.



Qualche tempo fa Rtl lanciò un sondaggio che scatenò le ire di tutti (i commenti visibili nell'immagine sono quelli più educati), dimostrando così di non sapere nulla dell'Italia (parliamo di professionisti esperti che dovrebbero avere una certa cultura e sensibilità): Il Sud Italia lo considerate una risorsa, un problema, un buco nero, il futuro?




Il Sud non è una risorsa e non è neanche un problema / buco nero per l’Italia: il Sud, semplicemente, non conta più nulla (per questa Italia). A parte l'essere un bacino elettorale e commerciale per il Nord (come potrebbero sopravvivere le aziende del Nord se non avessero a disposizione quasi tutto il mercato del Sud? Dovrebbero iniziare a competere, esplorare nuovi mercati, ecc.). Ah! Questo Sud, che non ha voglia di lavorare, si fa mantenere e si lamenta pure! Dato per perso e irrecuperabile dai discendenti degli sciacalli (verrebbe da dire: aridatece i gattopardi), gli sciacalletti, quando calano a Sud, vengono a incensare gli indigeni del posto con il ricordo di una gloria e bellezza che fu, e che tornerà presto, promettono! Sciacalli e sciacalletti promettono da 155 anni.


Di chi non conta nulla si può far quel che si vuole... Chi è stato ridotto a nulla, minorità, dopo aver perso, debole e indifeso, sperava almeno di convivere come fratelli nel bel paese prospettato (con l’inganno), e invece è stato pugnalato alle spalle dalle prime canaglie, e poi anche dalle successive. Neanche la dichiarazione di guerra prima, neanche l’onore delle armi poi, e neanche il permesso di ricordare chi si era. Niente, tutto doveva essere cancellato e rimpiazzato dalle bugie (come quelle di Benigni, nel video più sotto).


E così, per il troppo dolore, per le troppe ferite laceranti, chi è stato ridotto a nullità si è bevuto tutto pur di porre fine alla sofferenza (eppure quella vocina...). Chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato... Scordiamoci il passato? Direi proprio di no, ora che sappiamo come andarono le cose. Questo ‘giochino’ inizia a rompersi quando quello che l'Italia considera 'nulla' inizia a svegliarsi e a capire: si accorgerà di valere molto e chiederà il conto (con gli interessi), pretendendo di essere trattato da pari.


Il Mezzogiorno ha le sue colpe, eccome se ne ha: per troppo tempo si è rassegnato preferendo il quieto vivere al farsi rispettare. Penso a chi non riesce a immaginare un mondo diverso, chi per due soldi si fa comprare il voto dai ‘politici’ locali, chi si fa ingannare e ricattare dalle promesse dei posti di lavoro, chi non vuole cambiare mentalità, chi non partecipa, chi non si informa e pensa solo ai fatti suoi, chi è intellettualmente disonesto, chi guarda solo il proprio orticello, chi preferisce pensare: “è cosa da niente”. Per troppi anni, troppe persone hanno preferito girarsi dall'altra parte e dire: è cosa da niente.





Cosa cambia oggi?


Per Pino Aprile, tutto il Sud sta costruendo una nuova comunità. Sei del Sud o ci tieni particolarmente? Sarà il caso di informarsi per far parte di questa nuova comunità, no? Basta un po' di impegno, volontà e sacrificio, solo per iniziare a cambiare davvero. Poi è tutto in discesa.




Se in più di 150 anni non è cambiato niente, vuol dire che i tuoi diritti non devi più chiederli, devi pretenderli! Ferrovie decenti, Alta Velocità, Autostrade, Scuole, Sanità, Servizi: come nel Nord e non di meno. Se hai capito che il tuo voto oggi conta poco, devi capire che se non voti, chi pensa al potere per il potere, al potere a tutti i costi, i suoi voti se li trova comunque, in un modo o nell’altro. E la situazione potrà solo peggiorare.




A prescindere dalla scelta della classe dirigente, occorre che questo stato di cose sia cambiato da ognuno nel proprio quotidiano, nel proprio sentire. Dopo ti sarà più semplice scegliere cosa e chi. Magari poi ti rimbocchi le maniche e provi a cambiare le cose in prima persona. Ripeto: basta poco, basta iniziare.


Questo è l’inferno dei meridionali: vivere in un paese che li vuole senza voce, senza infrastrutture, senza opportunità, senza dignità, senza storia… Un paese nel quale i padri della civiltà occidentale - ancor prima di Roma fiorì la Magna Grecia - sono stati fatti passare come italiani di minor valore.




Ringrazio Pino Aprile per aver scritto un libro che parla di tutto questo, per avermi aiutato a smascherare le bugie apprese a scuola e dai media main stream, per avermi fatto trovare la tessera che mancava al mio puzzle, per aver spiegato a tutti l’inferno che il Sud Italia subisce dal 1860.



Intervista alla persona che sta svegliando le coscienze del Mezzogiorno.


“Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali”. Questa frase arriva come un pugno nello stomaco. E visto il successo del tuo libro, “Terroni”, il “pugno” sarà arrivato a molti. Puoi dire agli italiani: cosa è stato fatto ai fratelli d’Italia del Sud, e da chi?


Il Regno delle Due Sicilie fu invaso senza dichiarazione di guerra, messo a ferro e fuoco, le sue fabbriche distrutte (si sparò anche contro le maestranze); le macchine portate al Nord; così l'oro delle banche. Il Sud aveva più addetti all'industria di tutt'Italia messa insieme. Nacque la Questione meridionale: la sua economia non tornò più al livello del 1861, quando il reddito del Sud era pari a quello del Nord, nonostante il tentativo maldestro e molto pubblicizzato di un ricercatore abruzzese (e già...), di sostenere il contrario ancora oggi, a dispetto delle ricerche della Banca d'Italia, del maggior esperto del Fondo monetario internazionale, del Consiglio nazionale delle ricerche, del dipartimento di storia dell'economia dell'università di Bruxelles. Ci furono paesi rasi al suolo, fucilazioni in massa, la deportazione di decine di migliaia di soldati borbonici in campi di concentramento al Nord; l'incarcerazione di decine e decine di migliaia di persone, senza processo né condanna. E quando si fece cassa comune con i soldi di tutti gli Stati preunitari, il 66 per cento del denaro lo misero i meridionali, tutto il resto d'Italia messo insieme, solo il 34.


Quali vantaggi/svantaggi ha ottenuto il Mezzogiorno dall’Italia unita e qual è stato l’errore più grande nel processo di unificazione dopo il 1861?


L'Italia andava fatta, com'è un bene che si faccia l'Europa unita, che cada il muro di Berlino, che la Cina divenga un Paese aperto e non chiuso... L'errore è stato il modo: il peggiore, che ha scavato una ferita ancora aperta. Accadde altrettanto, in quegli anni, in Giappone, negli Stati Uniti. Ma lì non hanno nascosto come furono unificati i Paesi. L'Italia, in realtà, non è mai stata davvero unita, lo prova il fatto che le grandi opere pubbliche, le linee ferroviarie ad alta velocità, gli aeroporti, le autostrade si fanno solo a Centro-Nord, al Sud abbiamo la Salerno-Reggio Calabria e l'unica città continentale ancora irraggiungibile in treno: Matera.


Troppo spesso il Mezzogiorno è visto (ma anche vissuto) come un’Italia di serie B - tralasciando chi dipinge i meridionali come “topi di fogna” [cit. Calderoli], “merdacce” [cit. Borghezio], “puzzolenti, colerosi e terremotati” [cit. Salvini] - com’è stato possibile tollerare questa condizione di minorità imposta, insulti inclusi (‘sudici’ prima e ‘terroni’ poi)?


Sono meccanismi psicologici e psico-sociali studiatissimi. Si può riassumere così: quando viene creato uno stato di subordinazione, basta pochissimo tempo perché diventi “eterno”. In pratica, per la “teoria del mondo giusto”, sia chi domina, sia chi è dominato, si convincono di avere quel che meritano. Non è vero. Ma è difficilissimo uscirne.




Dopo il 1989 l’unificazione tra Germania Est e Germania Ovest ha dato i suoi frutti. L’esempio è vicino: sono più intelligenti i tedeschi, o siamo noi a essere stupidi? Non siamo forse padroni del nostro destino?


La Germania Ovest ha dotato quella Est di tutte le infrastrutture, gli investimenti per farne un territorio alla pari; spendendo in vent'anni, cifre imparagonabili (1.200 miliardi di euro) a quelle spese in mezzo secolo al Sud. La differenza è che lì hanno voluto, qui no. Ancora oggi, togatissimi professori della Bocconi, influenti sul governo, spacciano per oro colato sciocchezze sesquipedali. Le ultime? Il Sud a stipendio è più ricco del Nord (e chissà perché se ne vanno i meridionali e quei professori non si trasferiscono al Sud); e se non prendessimo dall'Europa i soldi per il Sud, staremmo meglio (peccato che quei soldi “per il Sud” si spendano al Nord...).


Quale settore (classe politica, confindustria, lobby, ecc.) ha interesse a mantenere il paese diviso, o meglio, non ha interesse a compiere una vera unificazione?


Il blocco di potere che fece l'Italia è sempre quello: economia del Nord alleata con il malaffare del Sud, con una politica che fa da cerniera. Lo diceva Gaetano Salvemini: i reazionari del Nord hanno bisogno dei delinquenti del Sud per tenere sottomessi gli onesti del Nord; i delinquenti del Sud hanno bisogno dei reazionari del Nord per tenere sottomessi gli onesti del Sud. Basti veder quali sono i politici meridionali che i governi a trazione padana associano al potere: i più impresentabili, gregari, pronti a svendere i loro elettori e le loro regioni per vantaggi personali. Classe dirigente coloniale.


Dopo 153 anni l’Italia resta divisa, ma l’argomento è ignorato, o provoca imbarazzo/fastidio. La classe dirigente non si pone il problema? Il Sud inizia a capire?


In pochi anni, su questi temi, c'è stata una dilagante presa di coscienza. Troppo poco, forse, per cambiare le cose oggi. Ma impensabile, solo tre-quattro anni fa. E al Sud accadono cose molto interessanti, dalla Terra dei Fuochi a Taranto, alla Calabria, alla Sicilia, dove la gente crea comitati, associazioni, vara iniziative forti, per risolvere problemi comuni.


Tralasciando le responsabilità enormi dell’informazione, con i social media potremmo spiegare a milioni di persone qual è il peccato originale dell’Italia. Ci sono attori* in grado di capire la potenza dei social media, coordinarsi e investire in tal senso?


Ci sono, alcuni con un alto grado di consapevolezza, altri ancora a livello spontaneo. Non si può ancora parlare di forme organizzate su scala nazionale, con visioni sul dopodomani; ma da questi fermenti, per evoluzione, questo verrà fuori. La rete cambia il mondo, sta cambiando anche il rapporto Nord-Sud, non solo in Italia; anzi, più altrove che in Italia.


Il Regno delle Due Sicilie era il più ricco Stato preunitario (in termini di riserva monetaria) e gli sono stati riconosciuti diversi primati. Di quali problemi soffriva il Mezzogiorno del 1800 (es. emigrazione, disoccupazione, ecc.)? Puoi fare alcuni esempi utili per capire la vocazione di quei territori prima di essere invasi (es. industriale, agricolo, ecc.)?


L'emigrazione non esisteva al Sud, è arrivata, per la prima volta nella storia, poco meno di vent'anni dopo l'Unità, per la miseria e la disperazione provocate dal modo in cui fu compiuta. Il Regno delle Due Sicilie era all'avanguardia in Italia (e non solo in Italia, in alcuni campi) in campo industriale. Non vuol dire che fosse in grado di far concorrenza ai maggiori Paesi già potentemente industrializzati (la Gran Bretagna, la Francia), perché il confronto era improponibile (migliaia di tonnellate di ghisa, contro milioni); ma questo non vuol dire quasi nulla, perché la cosa importante, l'unica che conti, c'era: i napoletani sapevano fare tutto quello che facevano i Paesi più avanzati: siderurgia, treni, navi…

Al punto che furono loro a costruire la prima nave a vapore al mondo, e non gli inglesi (ci arrivarono quattro anni dopo). E, pur non essendo ricco (a paragone con quei Paesi), il Regno delle Due Sicilie non era più povero del Nord. E c'era il doppio degli studenti universitari del resto d'Italia messo insieme. Appena arrivarono i piemontesi, l'“indigeno” che i sabaudi scelsero per normalizzare l'istruzione napoletana, Francesco De Sanctis, tolse le borse di studio per gli studenti bravi ma poveri.


Apertura del canale di Suez (1859-1869) e ruolo dell’Inghilterra nell’eliminazione del ribelle Regno delle Due Sicilie. Questa Italia è stata fatta dagli inglesi o dagli ideali?


Gli inglesi lavoravano da molti anni alla distruzione del Regno delle Due Sicilie, come documenta il professor Eugenio Di Rienzo in “Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee”. Il primo ministro britannico aveva persino progettato di bombardare Napoli, a tradimento. Fu la regina a fermarlo, temendo reazioni dalla Russia e dall'Austria. Garibaldi e il Piemonte furono l'operazione di ripiego, appoggiata, miglio dopo miglio, dalla flotta militare britannica. Tanto che il capo dell'opposizione ne chiese conto, in Parlamento, a Londra.


Il contributo di Paolo Mieli è utile a gettare una piccola luce per la cosiddetta intellighenzia (che, a parte pochi intellettuali con la mente davvero libera, dubito uscirà allo scoperto se prima i tempi non saranno maturi). Tuttavia, media e politica non mettono a fuoco (e a volte sostengono tesi strampalate: Stipendi, l'Italia rovesciata. Il Sud più ricco del Nord, non sapendo neanche loro dove andare a parare). Cosa consigli a chi vuole scoprire la verità? Quali fonti seguire? A chi dare credito...


Si può fare. Ma gli inglesi dicono: puoi portare un cavallo all'acqua, non obbligarlo a bere. Chi vuole, oggi, trova con estrema facilità libri, siti da cui attingere quella verità negata da un secolo e mezzo. Grandi intellettuali e onesti, come Mieli, avvertono che “I conti con la storia”, il titolo del suo libro più recente, non si chiudono mai. Mentre la nostra storia ufficiale, spacciata dalle elementari all'università, ha blindato una favola per assolvere chi aggredì e diffamare chi fu aggredito. L'Italia si poteva fare meglio. E la storia su com'è stata fatta, non si poteva fare peggio.


Nel Mezzogiorno si è avviato un processo che non può più essere fermato. Stiamo riscoprendo la nostra storia, negata dal 1861: potrebbe nascere un paese finalmente unito o più diviso? Come immagini l’Italia tra 10 anni?


Non immagino. Seguo il comandamento dei laici: fai quel che devi, accada quel che può. E spero che serva a qualcosa. Intanto, serve a me, a non sentirmi complice. Poi, da quel che vedo, qualcosa di buono sta nascendo. Se non sarà ucciso nella culla (ci stanno provando in tutti i modi: c'è persino un abruzzese, naturalmente osannato da lorsignori, che dice che è “tutta colpa del Sud”), questo Paese potrebbe diventare migliore. A Partire da Sud.




Dall'ex tracciato ferroviario di Siracusa, che ai tempi del suo massimo splendore sarebbe stata la prima città ad avere una rete ferroviaria ad alta velocità, con l'augurio che i Sud del mondo, Sicilia e Sud Italia compresi, possano trovare la propria strada.


* Proprio per questo motivo ho approfondito il tema dell'Intelligenza collettiva e di come potrebbe aiutare il Mezzogiorno grazie alla Rete: puoi leggere il post qui.


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